giovedì 23 novembre 2017

NON GIUDICARE



Uno degli aspetti più belli del mio lavoro è che mi rafforza continuamente nella capacità di non giudicare.
Essere partecipe delle vite delle persone, accoglierle ascoltando le loro esperienze, i vissuti, i dolori, le fragilità e le paure, non può che ricordarmi ogni volta e la volta dopo ancora che ogni scelta, ogni “errore”, ha una sua storia e porta conseguenze di cui si paga lo scotto.

Sospendere il giudizio diventa allora una forma mentis inevitabile.

Perché ognuno vede il mondo, gli altri e se stesso attraverso i suoi occhi.
Perché gli occhi sono tutti diversi tra loro e colgono aspetti diversi della realtà.
Perché parte della realtà di ognuno è un'eredità antica che non si è avuto modo di scegliere.
Perché parte della realtà di ognuno è legata ad avvenimenti recenti che non si è potuto scegliere.
Perché la realtà di ognuno è unica e irripetibile, e talvolta può essere estremamente dolorosa.


Posso non condividere alcune scelte, ma so che sono la minima parte di una realtà vasta, articolata e complessa che non ho vissuto, che non posso comprendere, che non ho il diritto di giudicare.
Non ce l'ho io, né come professionista né come persona.
Non ce l'ha nessuno, o almeno nessuno dovrebbe averlo.

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