giovedì 23 novembre 2017

NON GIUDICARE



Uno degli aspetti più belli del mio lavoro è che mi rafforza continuamente nella capacità di non giudicare.
Essere partecipe delle vite delle persone, accoglierle ascoltando le loro esperienze, i vissuti, i dolori, le fragilità e le paure, non può che ricordarmi ogni volta e la volta dopo ancora che ogni scelta, ogni “errore”, ha una sua storia e porta conseguenze di cui si paga lo scotto.

Sospendere il giudizio diventa allora una forma mentis inevitabile.

Perché ognuno vede il mondo, gli altri e se stesso attraverso i suoi occhi.
Perché gli occhi sono tutti diversi tra loro e colgono aspetti diversi della realtà.
Perché parte della realtà di ognuno è un'eredità antica che non si è avuto modo di scegliere.
Perché parte della realtà di ognuno è legata ad avvenimenti recenti che non si è potuto scegliere.
Perché la realtà di ognuno è unica e irripetibile, e talvolta può essere estremamente dolorosa.


Posso non condividere alcune scelte, ma so che sono la minima parte di una realtà vasta, articolata e complessa che non ho vissuto, che non posso comprendere, che non ho il diritto di giudicare.
Non ce l'ho io, né come professionista né come persona.
Non ce l'ha nessuno, o almeno nessuno dovrebbe averlo.

mercoledì 15 novembre 2017

Pillole di A.T. - Gli Stati dell'Io





Sono in macchina e sto guidando.
Guardo la strada, sono rilassato e al contempo attento e concentrato sulla guida: penso, sento e agisco in modo coerente con la situazione in atto.
Sono nello Stato dell'Io Adulto.

Ad un incrocio una donna al volante dell'auto non mi dà la precedenza. Freno bruscamente per evitare lo scontro. Un attimo dopo mi arrabbio e con tono critico comincio ad inveire contro le donne, che sono tutte distratte, imbranate e incapaci di guidare come si deve. Sto dando voce ad una serie di pregiudizi che più volte ho ascoltato da bambino dai miei genitori, probabilmente da mio padre in particolare: sento, penso e mi comporto come ho visto/sentito fare dai lui durante la mia infanzia.
Sono nello Stato dell'Io Genitore.

Guardo l'ora e mi accorgo che è tardi, mi sento molto preoccupato all'idea che il mio superiore si arrabbierà con me e mi dirà che sono inaffidabile: sento, penso e mi comporto come facevo da bambino quando mi capitava di fare tardi e qualcuno mi sgridava per questo.
Sono nello Stato dell'Io Bambino.

Nell'arco di poco tempo la mia energia psichica ed emozionale si è spostata da uno Stato dell'Io all'altro, condizionando il mio comportamento e il mio modo di percepire la situazione attuale.
Questo avviene continuamente ogni giorno.

Gli Stati dell'Io sono “un insieme coerente di pensieri, sentimenti ed esperienze direttamente correlate ad un insieme coerente di modelli di comportamento”; Eric Berne, fondatore e padre dell'Analisi Transazionale, li ha raggruppati in tre grossi insiemi chiaramente distinti e osservabili:
lo Stato dell'Io Genitore (G)
lo Stato dell'Io Adulto (A)
lo Stato dell'Io Bambino (B)

Di per sé ogni Stato dell'Io è funzionale alla persona: il Genitore con le sue regole e i suoi insegnamenti dà direzione e sa essere protettivo, l'A analizza la situazione in tempo reale, il B sa quando è bene adattarsi al contesto e sa anche essere libero e spontaneo all'occorrenza.

I problemi subentrano quando:
- la persona funziona esclusivamente con uno o due Stati dell'Io ed energizza solo raramente il terzo, ad esempio si dedica molto al lavoro e non si ritaglia tempo per hobby e svaghi né è capace di godere spontaneamente dei momenti di divertimento (esclusione del B)
- la persona utilizza informazioni non corrette come dati di realtà, ovvero il suo A prende per buoni i dati provenienti dal G o dal B sebbene non siano coerenti con la situazione attuale, ad esempio a fronte di un piccolo errore va nel panico, si sente un incapace e si attende conseguenze catastrofiche (contaminazione dell'A da parte del B).

L'ideale è saper agire nel presente in modo appropriato ed efficace, integrando nell'A sia gli insegnamenti introiettati nel nostro G sia le esperienze vissute e contenute nel nostro B.

Questo è uno degli aspetti principali di cui si occupa l'analista transazionale.

lunedì 6 novembre 2017

Quando si diventa artefici della propria insoddisfazione



Voglio la mela che sta in cima all'albero.
La desidero così tanto che ho occhi solo per lei.
Non mi accorgo che ci sono decine di mele a portata di mano.
Così resto affamato e insoddisfatto.

L'albero di mele è un'immagine semplice ed immediata che uso spesso in terapia.
Essa permette alle persone di comprendere in che modo trattano loro stesse e come creano da sole le premesse per sentirsi insoddisfatte.

La mela posta così in alto da essere irraggiungibile può essere una promozione sul lavoro, l'incontro con il partner ideale, la casa dei propri sogni; al di là del contenuto, è rilevante il fatto che alcune persone sono così concentrate sull'assenza di ciò che desiderano che perdono di vista quanto già hanno, sono così tese verso un'immagine ideale di sé da non riuscire ad apprezzarsi per come sono.

Premesso che porsi degli obiettivo da raggiungere è certo un modo per progredire e stimola la crescita personale, è tuttavia importante comprendere che concentrando l'attenzione solo su ciò che manca, su ciò che non si riesce a raggiungere, si pongono le basi per il malessere esistenziale.

Occorre allora spaziare con lo sguardo e cominciare a vedere, riconoscere e soprattutto APPREZZARE, le mele che sono già lì, a portata di mano, pronte ad essere colte, gustate e mangiate.
Qualunque obiettivo tu voglia raggiungere, quante sfide hai già superato?
Quante persone ti sono già accanto e ti mostrano il loro affetto?
Quante capacità e doni già possiedi?
Quante ragioni hai già per sentirti contento di te?

Sono queste e molte altre le mele da assaporare ogni giorno, così da “riempirsi la pancia” di amor proprio e fiducia in se stessi.

Quando ti senti sazio, quando senti che vai bene così come sei, la mela in cima all'albero, l'obiettivo da raggiungere, può finalmente trasformarsi in ciò che dovrebbe semplicemente essere: una meta che dà una direzione, una spinta a progredire... null'altro.

E allora potrai dire:

Voglio la mela che sta in cima all'albero.
Intanto mi godo le decine di mele che ho a portata di mano.
Così sono sazio e soddisfatto.
Non devo aspettare di raggiungere quell'unica mela per sentirmi bene.
Sono sazio e soddisfatto  già ora.

Finalmente hai quello che desideravi eppure non sei felice... come mai?




Tornando all'immagine della mela che sta in cima all'albero, può accadere che una volta raggiunta non risulti appagante e gustosa come credevi.


A volte dipende dal fatto che ciò che desideravi era in realtà il frutto del desiderio altrui. Succede allora che dopo sforzi immani raggiungi la mela più alta e inaccessibile dell'albero, quella che per anni ti hanno indicato come la più buona e gustosa, e quando ce l'hai in mano... non sai che fartene! Gli altri sono felici per te, ma tu non ci riesci: più la guardi, più ti sembra una mela come tante altre, eccetto il fatto che ti è costata sforzi e fatica di cui ora non ti ripaga.
Ecco perché è bene interrogarsi sulle ragioni per cui si desidera “una mela”, e se non appartengono a noi stessi... può valer la pena rimandarla al mittente.





In alcuni casi a rendere la mela speciale è essenzialmente il suo essere irraggiungibile. Te ne rendi conto perché, una volta ottenuta, non ti dai nemmeno il tempo di assaggiarla, tanto meno di gustarla con calma, che subito dirigi lo sguardo verso un'altra mela in cima ad un altro albero ancora più alto del primo. Insomma, la tua vita è un saltare frenetico da una cima all'altra, è una continua e incessante scalata verso quella felicità che tante volte hai tenuto in mano senza nemmeno riconoscerla.
Ecco perché è bene imparare a fermarsi, accoccolarsi sulla cima dell'albero, godersi la gioia appagante del desiderio soddisfatto, e solo allora cominciare a guardarsi intorno... se ne vale la pena! Anche “mettere radici” può essere un'esperienza inebriante.





Può invece capitare che la mela che desideri non riesci proprio a raggiungerla.
Sebbene la desideri, è al di là delle tue possibilità... capita!
Se subisco un grave infortunio, nonostante il mio talento atletico non posso aspirare alle Olimpiadi, non dipende da me ma è un dato di fatto. 
Ecco perché è bene porsi obiettivi che siano realistici e realizzabili, che tengano conto delle proprie capacità ma anche dei propri limiti oggettivi; non si tratta di accontentarsi, ma piuttosto di apprezzarsi e stimarsi per come si è, limiti inclusi.

Oppure, posso scegliere di non accettare ciò che è e di vivere nel rimpianto di ciò che poteva essere e non sarà mai... una mela avvelenata, in nome della quale lamentarmi, vittimizzarmi, addolorarmi giorno per giorno.
Ecco perché è bene ricordare che ognuno è artefice della propria felicità e anche della propria sofferenza.
Ma essendo ognuno artefice di se stesso, può scegliere in qualsiasi momento di staccarsi da quell'albero, congedarsi dalla mela e intraprendere una strada nuova.