Che alcune sostanze come droghe, sigarette, alcool, caffè possano indurre una dipendenza è ben risaputo.
Tuttavia, anche alcuni comportamenti apparentemente innocui possono innescare delle dipendenze, spesso al di là della propria consapevolezza; tra questi: guardare la TV, giocare al computer, mangiare.
Il più delle volte, la loro connotazione compulsiva non viene riconosciuta, e ci si inganna con pensieri del tipo “che male c'è? Lo fanno tutti”, “voglio solo rilassarmi”, “mi aiuta a stare bene”.
È quindi utile, al fine di riuscire ad inquadrare un comportamento come legato ad una compulsione, conoscere il meccanismo che caratterizza la dipendenza, che può essere così sintetizzato:
- di fronte ad un dolore o più semplicemente ad un disagio, attuo un comportamento volto a sfuggire la fonte del disagio stesso e a ripristinare uno stato di benessere, ad esempio mangiare, oppure “staccare” con la mente tenendola impegnata in attività tipo guardare la TV o giocare con il tablet;
- lo stato di benessere così raggiunto è però fittizio e poco durevole e il senso di disagio torna in breve tempo;
- inoltre, dal momento che intimamente so che il comportamento dipendente mi arreca danno, ogni volta che lo metto in atto finisco poi col sentirmi male, sperimentando sentimenti di colpa, o vergogna, o senso di inefficacia o di mancanza di auto-controllo;
- questo senso di inadeguatezza legato al comportamento compulsivo provoca ulteriore disagio, che va a sommarsi al disagio iniziale, e che cerco di superare rimettendo in atto lo stesso comportamento compulsivo... si crea così un circolo vizioso continuo.
Come uscirne?
Il primo passo per spezzare questo circolo vizioso è riconoscerlo e diventarne consapevoli.
È quindi necessario essere presenti a se stessi ed onesti nel riconoscere la compulsività di alcuni comportamenti: va da sé che per risolvere un problema è prima necessario ammetterne l'esistenza.
Occorre poi tenere presente che alcune dipendenze sono difficili da fronteggiare, quindi sebbene la motivazione al cambiamento e alla risoluzione del problema sia il passo successivo, è importante non demoralizzarsi di fronte alle difficoltà che si possono incontrare: un atteggiamento eccessivamente esigente e denigrante rischia di innescare ulteriore disagio e di rafforzare, anziché indebolire, il circolo vizioso della compulsività.
Infine, è stato sottolineato che alla base del comportamento dipendente c'è sempre disagio o sofferenza.
È quindi importante non restare ancorati alla superficie ma risalire a quanto c'è sotto: per usare un'immagine ben nota, il comportamento dipendente è solo la punta dell'iceberg, la parte emergente e visibile di una problematica che ha radici più profonde, che crea sofferenza e di cui la persona potrebbe non essere del tutto cosciente o alla quale cerca di “sfuggire” rifugiandosi nei comportamenti dipendenti.
Laddove si riconosca una difficoltà a risalire al disagio sottostante o a gestirlo in modi funzionali ed efficaci, può essere utile un percorso psicologico volto a intervenire direttamente sul problema che sta alla base della dipendenza comportamentale.

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