giovedì 5 ottobre 2017

Persecutore, Salvatore, Vittima... quale ruolo assumi più spesso?




Capita spesso nei rapporti con gli altri di “giocare” dei ruoli, come fossimo tutti attori di una grande rappresentazione teatrale in cui ognuno interpreta la sua parte.
S. Karpman ha ideato un mezzo per analizzare i giochi: il Triangolo Drammatico, uno schema che illustra come le persone possono adottare e spostarsi tra uno qualsiasi di tre ruoli: il ruolo di Persecutore, quello di Salvatore e il ruolo di Vittima.

Pur trattandosi di uno schema dalle implicazioni piuttosto complesse, cercherò di semplificarlo per renderlo di chiara e semplice lettura.

Un Persecutore è una persona che ha un'alta opinione di sé (almeno in apparenza!) e al contempo svaluta gli altri, che considera inferiori e con cui tende ad essere ipercritico e denigrante; spesso li dirige dicendo loro cosa fare ma lo fa assumendo un atteggiamento supponente, sarcastico, esprimendo giudizi forti e taglienti, talvolta brutali. Può essere il caso di un superiore che non perde occasione per svilire i propri dipendenti, di un genitore che critica continuamente il figlio, di un partner che tratta male l'altro assumendo una posizione svalutante e schiacciante.

Una Vittima tende appunto a vittimizzarsi e ad adattarsi a situazioni penose che le procurano disagio e sofferenza per poi lamentarsi del fatto che gli altri sono la fonte del suo malessere; spesso finge di non essere forte (o può inconsapevolmente negare la propria forza, non riconoscendola) per cui,  ponendosi in una posizione di inferiorità, preferisce delegare gli altri ed evitare di assumersi responsabilità all'interno del rapporto (“dimmi tu che devo fare”).
Una Vittima si imbatte per lo più in un Salvatore, un individuo che ritiene in grado di sostenerla emotivamente e di decidere al posto suo; a volte capita invece che instauri rapporti con un Persecutore, che la conferma nelle sue incompetenze e fragilità.

Un Salvatore si prodiga per gli altri, è di aiuto e di sostegno ma... non è tutto oro quello che brilla! Infatti, come il Persecutore, anche il Salvatore considera gli altri incapaci e inferiori, solo che reagisce offrendo loro aiuto da una posizione di superiorità.
È questo il suo “lato oscuro”: un Salvatore rafforza nell'altro la sua percezione di essere incapace, mantenendolo in una posizione “down” (di inferiorità) e mantenendosi in una posizione “up” (di superiorità); questo gli permette di avere una buona immagine di sé (a dispetto del suo reale sentire) e  di  aspettarsi, addirittura pretendere, crediti di riconoscenza.

Tipicamente il Salvatore offre il suo aiuto senza che ciò venga richiesto, e può risultare invadente e soffocante; agisce in questo modo in parte perché disconosce le competenze dell'altro, ma anche per  rendersi necessario e indispensabile: ciò a cui ambisce è di assicurarsi la stima e l'ammirazione altrui.
Ad esempio, un marito che sopporta pazientemente le insicurezze della moglie e, senza neanche consultarla, si sostituisce a lei andando a fare la spesa al posto suo, sembra esserle di aiuto e di supporto ma di fatto la sta rafforzando nell'idea che è fragile e incapace, non favorisce la sua crescita e autonomia e sta ponendo le basi per un rapporto di tipo dipendente in cui lui assume il ruolo dell'elemento forte e trainante all'interno della coppia.

È la SVALUTAZIONE l'aspetto che caratterizza il Triangolo Drammatico: c'è sempre qualcuno che svaluta l'altro o se stesso.
Un'altra caratteristica  è che i ruoli non sono fissi e benché ci possa essere in ognuno la tendenza ad assumerne più frequentemente uno piuttosto che un altro, nel corso dell'interazione i ruoli cambiano.

Torniamo all'esempio del marito che si dà tanto da fare per la moglie: lei continuerà a percepirsi bisognosa di sostegno e dipendente dal marito, lui potrà continuare a bearsi della sua adorazione e a  percepirsi forte, importante e indispensabile ... fino al giorno in cui la moglie comincerà ad accusare il marito di non essere sufficientemente comprensivo e presente (aumentando la posta in gioco con un'escalation di richieste), oppure lo accuserà di avere fatto scelte sbagliate al posto suo e di cui ora lei paga le conseguenze.
La moglie si è quindi spostata nel ruolo di Persecutore e questo stimola nel marito una cattiva percezione di se stesso: a quel punto sentirà  che, per quanto si sforzi, non è degno di essere amato e apprezzato; dal ruolo di Salvatore passa a quello di Vittima.

Poiché il primo passo in ogni processo di cambiamento è la consapevolezza, un modo per uscire dalle dinamiche del Triangolo Drammatico è innanzitutto riconoscerle, occorre cioè rendersi conto di quando, nelle relazioni, si sta interpretando un ruolo.

Ti è mai capitato di dirti: “Com'è possibile? Mi è successo ancora!! Mi sono nuovamente imbattuto nella stessa situazione”?
Se sì, se noti che nella tua vita si ripetono sequenze relazionali simili tra loro e che sfuggono al tuo controllo, con ogni probabilità si tratta di “giochi”.

Quelli familiari (tra partners o tra genitori e figli) sono molto frequenti e pur procurando emozioni  spiacevoli, che di solito si accompagnano alla sensazione di non essere compresi o apprezzati o al dispiacere e al senso di colpa per avere ferito l'altro, generalmente non compromettono in modo irrimediabile la relazione.
Spesso rappresentano una sorta di canovaccio che rende la relazione conosciuta e ben nota, come a dire “tutto continua ad andare come è sempre andato e, seppur tra alti e bassi, so già come andrà a finire”, quindi sebbene possa sembrare strano, in questo senso i giochi possono essere vissuti come rassicuranti perché fanno sì che la relazione sia prevedibile.
Questo è uno dei molti motivi per cui si continua a giocare nonostante ciò procuri spesso malessere.

Altre volte, tuttavia, i giochi possono diventare causa di forti tensioni e di continui conflitti, soprattutto se si accompagnano ad un'emotività intensa e crescente; in questo caso è bene attivarsi per  superarli: occorre analizzarli, comprenderne le dinamiche e cominciare ad interrogarsi sui motivi che sottostanno all'assunzione dei vari ruoli, che affondano sempre le loro radici nella storia evolutiva della persona (nel suo copione di vita).

L'ideale è arrivare a stabilire relazioni alla pari, in cui ogni individuo riconosce le competenze e le abilità proprie e dell'altro.
In Analisi Transazionali usiamo l'espressione IO SONO OK / TU SEI OK, vale a dire: io vado bene e mi amo così come sono e tu vai bene e sei amabile così come sei.

A scanso di equivoci una nota finale è d'obbligo: qui faccio riferimento ai RUOLI che si assumono durante i giochi relazionali, che sono per definizione inautentici perché basati su preconcetti circa se stessi e gli altri (rientrano cioè nelle decisioni di copione) e non sono legati al qui-e-ora.
Tutto ciò non va confuso con le situazioni  reali, cioè con persone autenticamente persecutorie -come il truffatore che inganna consapevolmente-, o persone realmente vittime di soprusi e ingiustizie, o individui che con genuino interesse per gli altri, vissuti alla pari, offrono il loro soccorso e aiuto.

A chi fosse interessato al concetto di gioco così come è inteso in Analisi Transazionale, suggerisco la lettura del libro “A che gioco giochiamo” di Eric Berne.

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