In base alla propria storia di vita e alle loro esperienze, ognuna sceglie una posizione comoda per sedersi.
C'è chi preferisce mettersi per terra sopra un morbido cuscino, chi invece si sente a suo agio sopra un alto sgabello.
Tra le due persone è posizionato un grosso cilindro ed entrambi lo guardano e lo descrivono dal loro punto di vista.
Chi è seduto a terra, vede e descrive un rettangolo.
Chi è seduto in alto, vede e descrive un cerchio.
Chi è seduto in alto, vede e descrive un cerchio.
Le due descrizioni non collimano, eppure ognuno è convinto di essere nel giusto e non molla la presa; si finisce con il litigare, sentendosi non capiti e incapaci di capire l'altro.
Chi ha ragione? Entrambi.
Il cilindro è infatti una figura tridimensionale, ma se la si guarda da una sola prospettiva appare come un rettangolo (visuale frontale) o come un cerchio (visuale dall'alto).
Il problema è che in genere le persone sono abbarbicate sul loro personale punto di vista, in cui credono fermamente perché è proprio ciò che vedono; insomma: si litiga in buona fede, volendo difendere la propria visione del mondo, e desiderando che l'altro la condivida.
Ma come può condividerla chi è altrettanto convinto di ciò che vede?
Se, per quanto mi sforzi, vedo solo e soltanto un cerchio, come posso dirti “già, è proprio un rettangolo”, che con il cerchio che ho davanti non c'azzecca nulla?
Non è che ce l'ho con te, è che davvero un cerchio è un cerchio, e il tuo rettangolo non lo vedo proprio!
Anzi, comincio a chiedermi com'è possibile che tu non veda il mio cerchio, e oltre a non capirti mi sento non capito.
Se, per quanto mi sforzi, vedo solo e soltanto un cerchio, come posso dirti “già, è proprio un rettangolo”, che con il cerchio che ho davanti non c'azzecca nulla?
Non è che ce l'ho con te, è che davvero un cerchio è un cerchio, e il tuo rettangolo non lo vedo proprio!
Anzi, comincio a chiedermi com'è possibile che tu non veda il mio cerchio, e oltre a non capirti mi sento non capito.
Come uscirne? Assumendo il punto di vista dell'altro, guardando il mondo dalla sua prospettiva.
Certo, può non essere facile: significa lasciare andare e allontanarsi dalla posizione a cui si è abituati da tanto tempo, una posizione sicura e confortevole, costruita negli anni e perciò nota e rassicurante.
Ma facendo questo sforzo, si può scoprire che oltre al cerchio c'è davvero un rettangolo (perciò l'altro non aveva poi tutti i torti), e muovendosi intorno alla figura ci si accorge che c'è addirittura di più: un cilindro, che sarebbe stato impossibile vedere stando fermi al proprio posto.
In definitiva, sapersi spostare, decentrarsi e assumere il punto di vista degli altri, ci dona una visione del mondo più ricca e articolata, meno approssimativa e soggettiva, permette addirittura di passare dalle figure piane alla dimensione tridimensionale.
E tutto ciò, oltre a migliorare i rapporti interpersonali, diventa fonte di crescita e di arricchimento personali.

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